G7 ENERGIA, GREENPEACE INCONTRA IL MINISTRO CALENDA: «SERVE PIÙ AMBIZIONE PER SALVARE IL CLIMA»

ROMA – All’apertura dell’ultimo giorno di lavori del G7 energia, attivisti di Greenpeace sono entrati in azione a Roma consegnando ai ministri delle sette grandi potenze mondiali un gigantesco termometro, simbolo della temperatura del Pianeta che continua a salire. 

Ricevuti dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, Presidente di turno del G7 energia, gli attivisti dell’organizzazione hanno ricordato quanto sia importante rispettare gli impegni presi alla Conferenza sul Clima di Parigi, chiedendo inoltre di isolare le posizioni negazioniste e anti-scientifiche della nuova amministrazione Trump, rappresentata al G7 Energia dal segretario del dipartimento energia Rick Perry.

«Il ministro Calenda ci ha confermato che c’è la volontà di rispettare gli impegni presi alla COP21 e che l’Italia farà la sua parte, ma questo non basta», dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna clima e energia di Greenpeace Italia. «Se davvero vogliamo mantenere l’aumento di temperatura entro i 2°C, o ancor meglio sotto la soglia di 1,5°C, bisogna fare molto di più. E l’Italia, che ha la presidenza di turno del G7, deve dare l’esempio non limitandosi a fare i compiti a casa ma facendo pressione su chi non sembra prendere sul serio i cambiamenti climatici»

Lo scorso anno ha fatto registrare un sorprendente e forse definitivo punto di non ritorno per il carbone, la più importante fonte di emissioni di CO2, con tre dei Paesi del G7 (Canada, Regno Unito, Francia) che hanno annunciato le date in cui abbandoneranno completamente questa fonte inquinante. Nel frattempo, la chiusura di centrali continua sia negli Stati Uniti che in Europa, la costruzione di oltre 100 nuovi impianti è stata fermata in Cina e India e, a livello globale, l’avvio di nuovi progetti per centrali a carbone ha avuto un calo del 62 per cento.

Secondo quanto dichiarato da Calenda nella settimana del 18 aprile verrà presentata in audizione alla Camera la nuova Strategia Energetica Nazionale.

«L’auspicio è che non sia l’ennesimo piano energetico basato sulle fonti fossili, ma purtroppo la decisione di separare la SEN dal Piano integrato energia e clima sembrerebbe confermare l’idea del ministro di mettere al centro del piano energetico il gas, relegando le energie rinnovabili a una fonte marginale, senza prendere impegni per un definitivo abbandono del carbone», continua Iacoboni. «Speriamo che il ministro ci smentisca con i fatti, ma ad oggi il governo sembra avere davvero poca ambizione. Non è questo ciò che ci aspettiamo da un Paese investito della presidenza del G7, e non smetteremo di farlo presente al governo», conclude Iacoboni.

us

ACIREALE: IL CONSIGLIO COMUNALE APPROVA L’ISTITUZIONE DELLE GUARDIE AMBIENTALI VOLONTARIE

Acireale- Ieri il consiglio comunale di Acireale ha approvato all’unanimità il Regolamento per l’istituzione della figura di guardia ambientale comunale volontaria”. La delibera approvata dalla giunta è stata presentata in aula dal comandante della polizia municipale Antonio Molino, incaricato dall’amministrazione di redigere il regolamento per implementare l’azione volontaria di contrasto all’abbandono e al deposito incontrollato di rifiuti sul territorio comunale.

«Considerati i casi che continuano a verificarsi quotidianamente su tutto il territorio comunale, i sette soggetti impiegati per la vigilanza ambientale sono più che insufficiente e se questi comportamenti incivili persisteranno il numero dei soggetti da mettere in campo sarà sempre insufficiente. Ho voluto dare al regolamento un taglio diverso rispetto a tanti comuni, in linea con la giurisprudenza in materia, le guardie non avranno una potestà di accertamento propria, ma in quanto volontari incaricati di pubblico servizio, avranno la possibilità di fare segnalazioni opportune e documentate, che diventeranno verbale di accertamento fatto proprio dalla polizia municipale e notificato all’utente. Preponderante, in questa fase di avvio del porta a porta, sarà la funzione educativa e informativa sul corretto conferimento dei rifiuti», – ha spiegato Molino-. Ho già incontrato un’associazione disponibile e avremmo già 16 persone da affiancare al nostro servizio».

All’approvazione del regolamento, seguirà la stipula di un protocollo d’intesa e di apposite convenzioni con associazioni e cittadini interessati.

L’assessore alle Politiche Ambientali, Francesco Fichera, ha ringraziato l’aula, il comandante Molino e le commissioni per il lavoro svolto e ha inoltre sottolineato l’importanza del ruolo dei consiglieri comunali nel territorio nella fase di avvio della raccolta differenziata.

«Non è una novità l’istituzione della figura della guardia ambientale volontaria, è una pratica inserita tra quelle virtuose assunte da diversi comuni, ma è un altro passo avanti. Arriviamo in ritardo di 10 anni alla differenziata, ma oggi ci siamo arrivati, con fatica e con spirito di abnegazione. Il sistema in molte zone funziona, le percentuali quotidiane sono elevate, adesso si tratta di comprimere fino alla totale repressione alcuni fenomeni che persistono per indolenza e cattive abitudini. Questo strumento ci consentirà di avere più figure sul campo, ci interessa che abbiano intanto funzione di educazione sul corretto conferimento dei rifiuti, l’aspetto repressivo non può non esserci ci consentirà di mettere ordine, in modo che ad Acireale non si parli della differenziata come rivoluzione ma ordinarietà conquistata nel 2017».

G.M. n. 22 del 15.02.2017

Us Lc

ACIREALE : ALLA SOGIP LA MANUTENZIONE DEGLI EDIFICI PUBBLICI, DEL VERDE E DELLE STRADE

Acireale – La manutenzione degli edifici scolastici, degli edifici pubblici, dei beni culturali, delle ville e aree a verde, delle strade e delle piazze di Acireale sarà affidata alla Sogip Srl.

«Considerato che il Comune esercita sulla società un controllo analogo a quello esercitato sulla gestione dei propri servizi, che è una società a totale capitale pubblico, la giunta ha approvato lo schema di contratto, che affida per il 2017 i servizi di manutenzione alla Sogip,- spiega l’assessore ai Lavori Pubblici, Nando Ardita-. Abbiamo pensato di assegnare alla società in house providing la manutenzione degli edifici scolastici, degli edifici pubblici, degli impianti sportivi, del verde pubblico, delle strade e piazze, convinti che questa soluzione porti ad un vantaggio in termini di economicità e dell’efficienza dei servizi».

47376_G.M. n. 38 del 07.03.2017

us.Lc

GREENPEACE: A SEI ANNI DAL DISASTRO DI FUKUSHIMA IL GOVERNO GIAPPONESE VIOLA I DIRITTI UMANI DELLE VITTIME

ROMA – La politica del Giappone di riportare gli sfollati del disastro di Fukushima in aree ancora pesantemente contaminate va contro le leggi dello Stato nipponico e viola numerosi trattati internazionali sui diritti umani. Un rapporto di Greenpeace Giappone, diffuso oggi, alla vigilia della Giornata internazionale della donna, rivela gravi violazioni dei diritti umani che hanno riguardato donne e bambini in questi sei anni dall’incidente: le donne e i bambini sono, infatti, i soggetti più a rischio oltre che sul piano della salute, su quello del rispetto dei diritti umani. Violenze, mancanza di cura e condizioni economiche svantaggiate hanno colpito di più proprio le donne e i bambini tra gli sfollati dal disastro nucleare del 2011.

 Greenpeace Giappone e Human Rights Now chiedono al governo un intervento immediato.  

 Il Giappone, infatti, aderisce a diversi trattati internazionali sui diritti umani, in base ai quali è obbligato a proteggere il diritto degli individui al “più elevato livello possibile di salute fisica e mentale”. Il Paese ha inoltre siglato impegni internazionali a salvaguardare i diritti dei profughi interni, con particolare attenzione alle esigenze specifiche dei gruppi vulnerabili (donne, bambini, anziani e disabili), alla tutela contro gli oltraggi alla dignità personale, come la violenza di genere, e al diritto dei bambini a giocare.

Da una recente indagine condotta da Greenpeace Giappone è emerso che i livelli di radioattività riscontrati nelle case di Iitate, una delle zone in cui dovranno rientrare gli sfollati, sono ben al di sopra dei limiti a lungo termine stabiliti dal governo nipponico e presenterebbero un rischio per i cittadini che facessero ritorno nell’area. A Iitate esiste ancora un rischio radiologico inaccettabile: alcuni cittadini che torneranno saranno esposti al rischio equivalente a quello di una radiografia del torace a settimana. Solo il 24 per cento di questa area è stata decontaminato, nonostante il sito del governo riporti che la decontaminazione è stata completata. 

L’ordine di evacuazione da queste aree cesserà in molte aree di Iitate entro il 31 marzo, a un anno dalla fine dell’erogazione dei risarcimenti ai cittadini evacuati. La politica di ricollocamento del Giappone contravviene al Nuclear Disaster Victims Support Act del giugno 2012, provvedimento che stabilisce le responsabilità del governo nipponico nei confronti dei sopravvissuti.

Greenpeace Giappone e diverse organizzazioni della società civile giapponese (Human Rights Now, Friends of the Earth Giappone, e Azione Green Giappone), hanno recentemente inviato una lettera ai relatori speciali del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC), chiedendo che valutino le questioni in materia di diritti umani che devono affrontare i sopravvissuti di Fukushima.  

 

Leggi il rapporto: www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Disastro-di-Fukushima-i-diritti-violati-di-donne-e-bambini

 

 

ACIREALE, -EX STABILIMENTO ACQUE POZZILLO- E’ INIZIATA LA MAPPATURA. “SUBITO DOPO, L’INTERVENTO SULLE ZONE Più CRITICHE DI UNO DEI SITI SICILIANI CON LE PIU’ ALTE CONCENTRAZIONI DI AMIANTO”

Acireale – «E’ una giornata storica per la comunità di Pozzillo, per la città, per tutti noi. Siamo entrati nell’ex stabilimento delle acque minerali, con il progettista e la ditta incaricata di eseguire la mappatura di tutte le lastre di amianto che coprono i capannoni e che sono depositate all’interno. Subito dopo si comincerà con la rimozione dei fogli maggiormente deteriorati. Abbiamo stanziato dal Bilancio circa 300 mila euro, tra mappatura e smaltimento, e con questa cifra andiamo avanti con l’intervento. Ci servono ulteriori risorse e proporremo alla Regione, tramite l’onorevole D’Agostino, che sia possibile attingere ad un fondo di rotazione affinché i Comuni possano intervenire sui siti pericolosi per la salute dei nostri concittadini. Dopo l’ecomostro interveniamo concretamente su una questione di ambiente, legalità, ma soprattutto, in questo caso, pericolosa per la salute della collettività», ha dichiarato il sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo, dopo un primo sopralluogo all’interno all’ex stabilimento delle Acque Pozzillo, tra i siti siciliani con le più alte concentrazioni di amianto.

La Guardia di Finanza, su disposizione dell’Autorità giudiziaria, stamattina ha rimosso temporaneamente, (per i prossimi 50 giorni), i sigilli ai capannoni, per consentire alla ditta incaricata dal Comune di Acireale di eseguire la uno studio di valutazione del rischio e la mappatura dell’amianto.

Lo studio è propedeutico agli interventi di rimozione. Maurizio D’Angelo, geologo e tecnico senior della ditta incaricata ha spiegato alla stampa che saranno classificati i materiali da rimuovere, si avrà un dettaglio delle zone più o meno critiche con l’assegnazione della priorità in modo da ottimizzare nei tempi e nei modi l’intervento. Già dopo il primo accesso i tecnici hanno parlato di “situazione è variegata”, lo stato dei materiali è in alcuni punti molto critico, in altri accettabile.

Con il finire degli anni 90 si interrompe la produzione dell’acqua minerale “Pozzillo” e l’enorme stabilimento a ridosso dell’omonima frazione marinara acese chiude i battenti. L’ex stabilimento Acque Pozzillo, acquistato successivamente dalla Sidoti Acque, diventa simbolo di un fallimento e viene abbandonato e dimenticato. A distanza di qualche anno la comunità pozzillese, il parroco, il consigliere comunale Rito Greco accendono i riflettori su quei capannoni fatiscenti, diventati un pericolo per la salute della popolazione. Le lastre grigie di eternit che ricoprono una superficie di circa diecimila metri quadrati sono ben visibili.

«Ci siamo mossi con determinazione e concretezza. La strada per la bonifica dell’area è in salita, ma l’avvio dell’intervento è un segnale che questa Amministrazione non ha fatto dichiarazioni a vanvera, ma ha agito nel silenzio per portare a compimento una questione di civiltà ambientale», ha dichiarato l’assessore alle Politiche Ambientali Francesco Fichera.

«Vivo questo momento come un evento, perché si chiude una strada aperta tantissimi anni fa, quando con la prima interrogazione fatta in Consiglio comunale sollevai ufficialmente il problema e il rischio collegato a un sito industriale in abbandono con una distesa di amianto tanto grande, una delle più grandi della Sicilia,- ha dichiarato Rito Greco-. Dobbiamo andare avanti, affinché venga bonificato del tutto un sito che dovrà poi essere recuperato come area di interesse collettivo».

Davanti all’ex stabilimento Pozzillo erano presenti le forze dell’ordine, i deputati regionali Angela Foti e Nicola D’Agostino, ex dipendenti della Pozzillo, cittadini e rappresentanti del Consiglio comunale.

L’imput parte dal Comune di Acireale, ma indispensabile per portare a compimento la bonifica di tutta l’area sarà il sostegno della Regione, ha evidenziato il sindaco.

«Dobbiamo ripetere l’operazione ecomostro. Abbiamo la legge 10 del 2014 che ci permetterebbe di avere gli strumenti giusti. Stanziare una somma in un fondo di rotazione con lo stesso principio della rivalsa in danno può essere una soluzione», ha affermato Nicola D’Agostino.

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GREENPEACE: 10 ANNI DI SMARTPHONE, OCCORRE RICICLARE I RIFIUTI ELETTRONICI

BARCELLONA – Negli ultimi dieci anni, la produzione e lo smaltimento di smartphone hanno avuto un impatto significativo sul nostro pianeta, secondo un rapporto diffuso oggi da Greenpeace Usa, all’inaugurazione del “World mobile congress” di Barcellona.

Il rapporto “From Smart to Senseless: The Global Impact of Ten Years of Smartphones fornisce una panoramica dell’aumento dell’uso degli smartphone in tutto il mondo, a partire dal lancio del primo IPhone nel 2007, e del loro impatto sul nostro pianeta. Il rapporto mostra che dal 2007 sono stati usati per la produzione di smartphone all’incirca 968 TWh, quasi l’equivalente di un anno di fabbisogno energetico dell’India. I dispositivi contribuiscono significativamente alla grande crescita dei rifiuti elettronici prodotti: si prevede di arrivare a 50 milioni di tonnellate nel 2017.

Ecco alcuni dei dati raccolti:

·       Dal 2007 a oggi sono stati prodotti 7,1 miliardi di smartphone

·       Solo nel 2014, secondo uno studio della United Nations University, sono stati prodotti 3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici legati alla produzione di smartphone. Meno del 16 per cento dei rifiuti elettronici globali viene riciclato.

·       Dal 2007 circa 968 TWh sono stati usati per produrre smartphone, che è lo stesso quantitativo di un anno di fabbisogno energetico in India.

·       Solo due modelli su tredici, esaminati come parte delle ricerca da Greenpeace Usa e iFixit, avevano batterie facilmente sostituibili. Questo significa che, quando la batteria inizia a scaricarsi, i consumatori sono costretti e sostituire l’intero dispositivo. Negli Stati Uniti gli smartphone vengono usati per un periodo medio di 26 mesi (circa due anni).

·       Nel 2020 le persone che posseggono smartphone saranno 6,1 miliardi, ovvero circa il 70 per cento della popolazione globale.

“Se tutti gli smartphone prodotti nell’ultimo decennio fossero ancora in uso, ce ne sarebbero abbastanza per ogni persona sul pianeta. I consumatori sono spinti a cambiare telefonino così spesso che la media di utilizzo è di soli due anni: l’impatto sul pianeta è devastante” afferma Elizabeth Jardim di Greenpeace Usa. “Quando si considerano tutti i materiali e l’energia richiesta per realizzare questi dispostivi, la loro durata e il basso tasso di riciclo, diventa chiaro che non possiamo continuare su questa strada. Abbiamo bisogno di dispositivi che durino più a lungo e, in sostanza, abbiamo bisogno di aziende che adottino un nuovo modello di produzione circolare”.

Greenpeace chiede all’intero settore IT di adottare un modello di produzione circolare, in modo da affrontare alla radice molte di queste sfide ambientali. Un caso esemplare è quello di Samsung, che dovrebbe impegnarsi pubblicamente al riciclo del Galaxy Note 7s, riducendo al minimo l’impatto sulle persone e sull’ambiente. Invece non è ancora chiaro cosa intenda fare con i 4,3 milioni di telefonini che ha ritirato dal commercio.

Leggi il rapporto “From Smart to Senseless: The Global Impact of Ten Years of Smartphones(in inglese): www.greenpeace.org/usa/smartphones

 Leggi lo studio della United Nations University: https://i.unu.edu/media/unu.edu/news/52624/UNU-1stGlobal-E-Waste-Monitor-2014-small.pdf

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GREENPEACE : DOMANI A BRUXELLES CONSIGLIO AMBIENTE: L’ITALIA PERSEGUA DAVVERO GLI IMPEGNI DI PARIGI E CHIEDA OBIETTIVI PIÙ AMBIZIOSI PER L’EMISSION TRADING SCHEME

ROMA – Greenpeace, Legambiente, WWF, Italian Climate Network, Coordinamento Free e Kyoto Club rivolgono un appello al Ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti: l’Italia deve avere un ruolo propulsivo per rendere efficace il meccanismo dell’Emission Trading, non attestandosi su posizioni di mera difesa di alcuni settori e aiutando così mediazioni al ribasso, ma contribuendo a rendere davvero efficace lo schema quale strumento di lotta al cambiamento climatico e riconversione dell’economia. È essenziale che la Ue riaffermi la propria leadership a livello globale sul clima. 

L’appello arriva alla vigilia della riunione dei Ministri dell’Ambiente della Ue che si terrà domani a Bruxelles.  Un appuntamento molto importante per il futuro perché, al primo punto all’ordine del giorno, è previsto l’esame della revisione dell’Emission Trading Scheme (ETS), il meccanismo europeo di scambio delle emissioni, il cui obiettivo dovrebbe essere quello di far pagare gli emettitori di CO2 per disincentivarli dal bruciare combustibili fossili e rendere disponibili risorse per le tecnologie pulite e il risparmio energetico. L’esame della riforma è il primo passo nell’ambito del Pacchetto Clima-Energia 2030, teso a preparare la Ue a dare il proprio contribuito al raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul Clima. Sarà decisiva la scelta del Governo italiano: starà con il fronte più avanzato dei Paesi che – seppur con ancora troppa prudenza – vogliono davvero ridurre le emissioni o invece dietro a dichiarazioni retoriche andrà ancora a braccetto con la Polonia e i paesi meno ambiziosi?

Grazie a obiettivi di riduzione delle emissioni troppo modesti, furbizie, scappatoie che hanno permesso di partire da livelli di emissione superiori a quelli reali, creando un surplus di quote, nonché generose elargizioni di quote gratuite, il sistema ETS in questi anni non è riuscito a raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni in modo efficace e a fornire alle industrie quell’incentivo a innovare, contribuendo così a trasformare il sistema energetico e industriale nella direzione della decarbonizzazione. Il prezzo delle quote ETS si è attestato ad appena 4 euro per tonnellata di CO2 nel 2016, mentre il surplus di emissioni accumulatosi nel sistema è continuato a crescere, fino a raggiungere 3 miliardi di tonnellate di CO2. “Ci auguriamo di non sentire ancora piagnistei per conto delle aziende energivore che lamentano la non competitività per il prezzo dell’energia, quando invece godono di cospicui sconti in bolletta, e propongono una visione industriale di stampo ottocentesco”, sottolineano gli ambientalisti. “Si faccia piuttosto piena luce sui sussidi diretti e indiretti dati loro sulla bolletta e sulle sovra-allocazioni di quote gratuite ricevute da questi settori”.

Il Parlamento Europeo, nella plenaria dello scorso 15 febbraio, ha purtroppo adottato una proposta di riforma del tutto inadeguata ad affrontare l’attuale crisi del sistema ETS, che mantiene un mercato del carbonio inefficiente per almeno un altro decennio, ed è in piena contraddizione con l’Accordo di Parigi. I Ministri dell’Ambiente devono quindi Assumere l’iniziativa e l’Italia deve avere un ruolo attivo per trasformare finalmente l’ETS in uno strumento utile per la decarbonizzazione dell’economia europea. Le proposte di riforma attualmente sul tavolo del Consiglio non danno ancora risposte adeguate all’attuale crisi dell’ETS. Secondo ricerche indipendenti, il sistema rimarrà in condizione di surplus sino al 2030 se il meccanismo non sarà profondamente rafforzato. È cruciale l’eliminazione immediata e permanente dell’intero surplus, incluse le quote spostate nella Market Stability Reserve (MSR), che devono essere eliminate alla fine di ogni periodo di scambio. Per evitare l’accumulo nel 2021 di un enorme surplus – e l’ulteriore riduzione del prezzo del carbonio – il punto di partenza deve attestarsi ai livelli reali di emissione, ossia al livello medio delle emissioni del periodo 2017-2019. Tutti gli introiti delle aste vanno utilizzati per una rapida decarbonizzazione europea, sostenendo solo misure a sostegno dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. La riforma deve anche includere un Fondo per finanziare l’azione climatica internazionale e un Fondo per la transizione giusta, a sostegno della riconversione produttiva e occupazionale delle attività maggiormente colpite dagli interventi di decarbonizzazione. 

L’Europa deve anche introdurre meccanismi di revisione periodica dei propri obiettivi anche nell’ETS, in coerenza con i processi concordati a livello internazionale, per poter concretamente contribuire a realizzare gli impegni assunti a Parigi: tali meccanismi devono prevedere una revisione al rialzo degli obiettivi.

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Roma: Greenpeace Italia, Legambiente e WWF  “SULLE TRIVELLAZIONI IL GOVERNO GENTILONI NON HA ALIBI CHIARISCA QUALI SONO I SUOI PIANI E LE STRATEGIE DOPO PARIGI”

Roma – Lettera aperta di Greenpeace Italia, Legambiente e WWF – L’Italia è un Paese refrattario alla pianificazione degli interventi in campo energetico, con un  Governo che rischia di porsi al di fuori dall’Europa e degli impegni assunti su scala internazionale, e continua a dare carta bianca alle aziende petrolifere (in primis ENI e Edison), a interessi industriali ad alto rischio ambientale, senza un disegno unitario.

Con una Lettera Aperta al Presidente del Consiglio, ai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente e ai Governatori delle Regioni, Greenpeace Italia, Legambiente e WWF chiedono come mai  il Governo italiano, violando gli impegni assunti con il recepimento della Direttiva comunitaria Offhsore (con il Dlgs n. 145/2016), si rifiuti ancora oggi di prevedere una programmazione delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi da sottoporre a Valutazione Ambientale Strategica, mentre procede  ad aprire Valutazione di Impatto Ambientale sulle singole istanze per permessi di ricerca offshore, che rappresentano la categoria più numerosa tra le procedure oggi aperte (37,5% con 6 istanze su 16; seguono 3 per autostrade, 2 per impianti idroelettrici, 2 per reti ad alta tensione, 2 per porti, 1 per aeroporti).

Ai governatori delle Regioni che avevano promosso il referendum dello scorso 17 aprile, le tre associazioni chiedono in particolare di  confermare l’impegno sul tema della difesa dei mari italiani sollecitando, con le associazioni, i comitati e la società civile, il ripristino del Piano delle Aree come strumento di monitoraggio e verifica della pressione ambientale sugli ecosistemi marini.

Per gli Ambientalisti il Governo deve soprattutto dimostrare di essere coerente con gli impegni europei e internazionali sulle scelte energetiche assunti a seguito dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici per la de carbonizzazione dell’economia e il progressivo abbandono delle fonti fossili.

Nella Lettera Aperta le tre associazioni ambientaliste chiedono al Governo Gentiloni di:

1. riparare al danno fatto dal Governo Renzi, con la raffazzonata modifica contenuta nella Legge di Stabilità 2016 di una delle poche disposizioni positive del decreto Sblocca Italia, che all’articolo 38, comma 1 bis (cancellato improvvidamente per esigenze strumentali pre-referandarie) prevedeva la redazione di “Piani dellearee”, fortemente voluti dalle Regioni e dai Comuni, per le attività di estrazione degli idrocarburi;

2. dare finalmente concreta attuazione a quanto previsto dall’articolo 5 del decreto legislativo n. 145/2016 di recepimento della Direttiva europea “Offshore”, che prevede sia garantita la partecipazione pubblica tramite alle procedure di valutazione ambientale strategica su piani e programmi, per valutare organicamente e cumulativamente i possibili effetti sull’ambiente delle operazioni in  mare nel settore degli idrocarburi, nell’interesse delle popolazioni e degli enti locali;

3. discutere pubblicamente, impostare e dare concreta attuazione al più presto a una nuova Strategia nazionale energetico/climatica richiesta dopo l’Accordo di Parigi che punti convintamente sulle fonti rinnovabili, sul risparmio e l’efficienza energetica, chiudendo al più presto il capitolo delle fonti non rinnovabili più inquinanti.

Greenpeace, Legambiente e WWF chiedono, appoggiando le analoghe richieste della rete dei comitati No Triv, un segnale positivo dal Governo Gentiloni, un atto concreto che dimostri che l’Italia vuole davvero essere uno dei Paesi più avanzati al mondo.

us

Acireale Gestione rifiuti: Sembra tornata la calma dopo lo stato di agitazione degli operatori ambientali

Acireale Gestione rifiuti – Sembra tornata la calma sullo stato di agitazione proclamato dalle sigle sindacali Fiadel e Ugl che hanno visto gli operatori ambientali riuniti  ieri in Piazza Duomo in un Sit-in.

Una delegazione è stata ricevuta a Palazzo di Città dall’ assessore all’Ambiente Francesco Fichera e dopo una riunione a porte chiuse durata circa un’ora i toni sono sembrati più distesi e pacati.

Al di la dei motivi del contendere reclamati dagli operatori con un comunicato e la risposta della Tekra (vedi articolo), anche l’assessore all’ambiente Francesco Fichera era intervenuto con un post su facebook e nella stessa serata aveva riferito in Consiglio Comunale.

Di fatto il motivo scatenante è stata la mancata presenza della Tekra e dell’Amministrazione ad una riunione richiesta dai rappresentanti sindacali dei lavoratori, ma come si evince dall’intervista, sia l’Amministrazione quanto la Tekra dichiarano di non aver ricevuto nessuna comunicazione di convocazione.

I toni pesanti erano circolati anche sui social, tra alcuni lavoratori che avevano risposto al post dell’assessore Fichera. Lo sfogo, da parte dell’assessore, era chiaramente dettato dal momento delicato, ovvero l’avvio della differenziata, che rappresenta una svolta epocale per tutti, e che, non può essere minata da battute d’arresto che ne rallentano la programmazione, lo svolgimento, il completamento e l’avvio in tutto il territorio acese.

Adesso la calma sembra tornata, auspichiamo nel più breve tempo la risoluzione di qualsiasi tipo di controversia tra lavoratori, azienda e amministrazione.

Le interviste

As

Acireale Capomulini: Mare d’inverno 2017, Fare Verde “Il Mare è pieno di plastica”

Acireale Capomulini: Mare d’inverno 2017, Fare Verde “Il Mare è pieno di plastica”

Si è svolta ieri nella spiaggetta di Capomulini,  la manifestazione ‘Mare D’inverno 2017’ organizzata da Fare Verde con il Patrocinio del Comune di Acireale e che ha visto impegnati i volontari nella pulizia della spiaggia.

«Abbiamo trovato di tutto – ci racconta il responsabile di Fare Verde Acireale Sebastiano Zappalà, nell’intervista – scarpe, indumenti, lattine, ma le quantità maggiori le abbiamo riscontrate nella plastica, oltre un enorme quantità di bottiglie, non sono mancate sedie e ombrelloni, intere isole di plastica, che non fanno altro che avvelenare la flora e la fauna marina, finche non ci convinceremo ad avere rispetto, lasceremo ai nostri figli un mondo fatto di rifiuti».

Mare d’inverno  si svolge ogni anno a livello nazionale, l’ultima domenica di gennaio, e come ogni anno denuncia le cattive abitudini dell’uomo a danno dell’ambiente.

As

Acireale gestione rifiuti : Svolta epocale e il tentativo di un’opposizione di fare notizia?

Acireale, Gestione Rifiuti – Svolta epocale e il tentativo di un’opposizione di fare notizia?

Un botta e risposta tra l’ex assessore all’Ambiente Gaetano Leonardi, l’assessore in carica Francesco Fichera e il Sindaco Roberto Barbagallo, carte alla mano e tutto sembra risolversi in una bolla di sapone, almeno per il momento.

L’oggetto del contendere e’ il CCR di via Catusi ed il finanziamento della Regione Siciliana per il suo allestimento.

A detta dell’ex assessore Gaetano Leonardi, che convoca una conferenza stampa al Bar Belvedere di Acireale, il finanziamento per l’allestimento del CCR in Via Catusi, non verrà erogato perché il progetto è scaduto. Non si fanno attendere le risposte, immediate del Sindaco Roberto Barbagallo e dell’assessore Francesco Fichera,  supportate dalla documentazione e che smontano nel giro di mezz’ora l’apparato verbale che voleva avere tutto il sapore di uno scoop, nelle dichiarazioni di Leonardi.

«L’iter del finanziamento di fatto sta andando avanti tanto che la Regione Siciliana al fine di emettere il decreto ha richiesto al comune di Acireale integrazioni che l’amministrazione sta provvedendo a produrre in tempi celeri. Sostanzialmente si tratta dello stesso finanziamento (fondi non utilizzati) che l’amministrazione precedente ha perso prima nel 2004 e poi nel 2010 e ripresi dall’amministrazione Barbagallo» – ci spiegano in conferenza stampa sindaco e assessore.

Il tentativo di un’opposizione di fare notizia?

Dispiace per l’ex assessore Leonardi, imprenditore stimato ed ex assessore all’ambiente nella coalizione di Forza Italia, che nei due anni di mandato con l’Amministrazione Garozzo si è speso con passione e che avremmo voluto vedere a fianco di Fichera, visto che il progetto perseguito è lo stesso, e che, piaccia o no rappresenta per la città una “svolta epocale”. Ma ancor di più non si comprende quale sia stata la ragione che ha spinto Leonardi a prestare la faccia ad un “paio” di giovani che costituiscono un movimento di opposizione extra consiliare come Officina Acireale invece di vedere la scesa in campo della sua “eminenza grigia” rimasta per qualche oscura ragione dietro le quinte.

Intanto l’assessore Fichera incassa i primi successi, la differenziata in centro storico partita ormai da una settimana, sta dando i risultati sperati, ed anche se il CCR non è ancora pronto, siamo coperti dalle convenzioni che il comune ha stipulato, per il conferimento dei rifiuti riciclabili, la risposta civile dei cittadini fa ben sperare ed è auspicabile, vedere oltre i cittadini, forze di opposizione e amministrazione coesi nel perseguire lo stesso risultato per il bene della città, anziché rallentarne il lavoro.

Un lunedì mattina movimentato ed un tentativo fallito, ma che serva ancor di più da sprone per andare avanti, buon lavoro dunque a “Tutti Noi..”in riga differenziamo!

As

la documentazione

le interviste

 

 

 

 

 

Il 5 febbraio 1949 nasceva il “Piano Fanfani”

Negli Stati Uniti il rapporto Hoffman critica duramente l’intenzione, da parte dello stato italiano, di utilizzare parte dei fondi del Piano Marshall, per sostenere il cosiddetto “Piano Fanfani”, tradotto poi nel Piano Ina-Casa.

Il progetto prevede di offrire alloggi e occupazione, mentre gli americani preferirebbero che si aumentasse il potere d’acquisto della classe media verso i prodotti statunitensi. Fanfani è però deciso, come testimoniano i suoi collaboratori, “dalla visione del disagio di tante migliaia di disoccupati, colpiti non solo nel fisico per la mancanza del pane quotidiano, ma anche nello spirito”.

I tempi previsti sono rapidissimi. Già a Luglio iniziano i primi lavori e a Ottobre i cantieri aperti sono 650. Ogni settimana sono realizzati 2.800 alloggi.

L’iniziativa, criticata dall’America, dopo 14 anni ha dato lavoro a oltre 600.000 lavoratori per la costruzione di ben 350.000 alloggi.

ENERGIA, GREENPEACE: «Il PIANO UE NON E’ IN LINEA CON IMPEGNI DI PARIGI, ITALIA DEVE FARE DI PIÚ»  

BRUXELLES – Commentando il dossier presentato oggi dalla Commissione europea sullo stato di avanzamento dell’Unione dell’energia – “State of the Energy Union” – Greenpeace evidenzia come la strategia energetica dell’Ue non sia in linea con gli impegni sul clima sottoscritti a dicembre 2015, durante la Cop21 di Parigi. 

«Per mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi, così come concordato a Parigi, l’Unione europea deve accelerare la transizione verso un futuro 100 per cento rinnovabile e cancellare tutti i sussidi alle fonti fossili», afferma Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Più di ogni altra cosa, l’Ue deve assicurare a tutti i suoi cittadini la possibilità di autoprodurre con fonti rinnovabili almeno parte dell’energia consumata, contribuendo così al necessario incremento dell’uso di fonti pulite».  

Greenpeace chiede che l’Unione europea risponda adeguatamente all’urgenza dei cambiamenti climatici, velocizzando l’uscita dall’era del carbone e superando quelli che sono gli attuali obiettivi in tema di clima ed energia. Secondo l’organizzazione ambientalista, l’Ue dovrebbe dare priorità e incentivare le energie rinnovabili, disinvestendo invece da tutte le fonti fossili e cancellando qualsiasi sussidio pubblico a queste forme inquinanti di energia.  

L’Italia risulta aver raggiunto in anticipo i propri obiettivi al 2020 sul tema delle rinnovabili, ma questo è vero solo su carta. In realtà, il raggiungimento dell’obiettivo è dovuto a un mero adeguamento dei dati statistici 2010 e, in gran parte, alla revisione Istat del dato dell’uso di biomassa per produrre calore, prima sottostimato, e non a un reale aumento delle energie rinnovabili per la produzione di energia. Inoltre, il nostro Paese non ha raggiunto l’obiettivo di interconnessione della rete, e anche per questo è ora costretto a “richiamare in azione” alcune vecchie e inquinanti centrali a carbone.  

«In Italia c’è ancora tanto da fare in tema di clima ed energia, dobbiamo abbandonare l’atteggiamento rinunciatario messo in campo dai governi che si sono susseguiti in questi ultimi anni. Abbiamo tutte le possibilità per diventare leader nelle energie rinnovabili, quello che manca è la volontà politica», conclude Iacoboni.  

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Acireale Porta a porta: “La città risponde, il sistema funziona e la vigilanza è massima”

Acireale Porta a porta – La città risponde e il sistema funziona…con grande gioia di chi ha a cuore la pulizia e il decoro della città.(ndr)

Sono bastati solo pochi giorni perché i cittadini rispondessero positivamente al nuovo sistema di raccolta differenziata, sintomo che questa città vuole raggiungere gli indici di vivibilità che merita.

Si evince dalle foto pubblicate stamattina nel suo profilo personale, dall’assessore all’Ambiente Francesco Fichera e accompagnate da un breve commento «Dai Acireale che comincia a funzionare. Ecco la pulizia e l’ordine di un sistema correttamente progettato.
Andiamo avanti. Grazie a tutti quei cittadini che in pochi giorni hanno compreso l’importanza del nuovo sistema di raccolta e grazie ad operatori ecologici e controllori per le attività di educazione svolte in questi primi due giorni».

Nei giorni scorsi durante l’incontro con gli Amministratori Condominiali, l’assessore non aveva lasciato spazi a dubbi, né sul sistema adottato per raccolta differenziata, nè tantomeno sul sistema di vigilanza dichiarando ai giornalisti:- «Le zone interessate attualmente sono controllate da pattuglie di Vigili Urbani e dagli ispettori della Tekra che al momento si stanno limitando agli avvertimenti verbali o al rilascio dell’avviso che ne evidenzia l’errore, ma questo per un limitatissimo periodo di tempo, finché la corretta informazione non avrà raggiunto tutti gli utenti».

L’assessore sta inoltre provvedendo alla bonifica di luoghi che fino a ieri sono stati oggetto di discariche, pattugliate anch’essi da Vigili Urbani che individuati i responsabili stanno elevando multe.

Non passa più nulla, dunque, il duro lavoro che sta vedendo impegnati il  Sindaco Roberto Barbagallo, l’assessore al ramo Francesco Fichera,non consente errori, fanno sul serio, consapevoli che ogni altra iniziativa a favore della città se pur lodevole, passa per la pulizia ed il decoro città.

Per tutte le informazioni www.acirealedifferenzia.it 

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GREENPEACE DIFFONDE LE PRIME IMMAGINI DELLA BARRIERA CORALLINA AMAZZONICA: «ECOSISTEMA UNICO MA MINACCIATO DA COMPAGNIE PETROLIFERE»  

STATO DI AMAPÁ (BRASILE) – Un team di Greenpeace ha scattato in questi giorni le prime immagini sottomarine della barriera corallina amazzonica, un ecosistema unico la cui scoperta è stata resa nota solo pochi mesi fa e che si estende per 9 mila e 500 ch​ilometri quadrati tra la Guyana francese e lo stato brasiliano di Maranhão. 

L’area – dove vivono anche gorgonie, alghe rosse, 73 specie di pesci, aragoste, stelle marine, rodoliti e spugne alte fino a due metri – è minacciata da progetti di ricerca di idrocarburi che potrebbero partire qualora il governo brasiliano dovesse concedere le autorizzazioni richieste da compagnie come Total o BP.  

Gli attivisti dell’organizzazione ambientalista sono impegnati in questi giorni nell’area con la nave Esperanza, per documentare questo prezioso ecosistema marino insieme a un team di esperti oceanografi.

«Questo sistema corallino è importante per numerose ragioni, ad esempio possiede caratteristiche uniche rispetto alla disponibilità e all’uso di luce e alle caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua», dichiara Nils Asp, ricercatore presso l’Università Federale di Parà. «Il nostro team vuole capire quali siano i meccanismi che regolano la vita di questo ecosistema, soprattutto vorremmo capire come funziona il processo di fotosintesi in presenza di così poca luce». 

Secondo gli scienziati si tratta di un’area particolare: nessuno infatti immaginava che si potesse sviluppare un simile ecosistema in acque così torbide. L’area ha un grosso potenziale per la scoperta di nuove specie, ed è inoltre molto importante per il benessere economico della comunità di pescatori Quilombola che operano nella zona costiera amazzonica. Al momento meno del 5 per cento di questo ecosistema è stato mappato, ma le ricerche in corso mirano ad aumentare questa percentuale.  

Mentre gli scienziati hanno appena iniziato a studiare questo reef, alcune compagnie petrolifere, tra cui Total e BP, vorrebbero avviare esplorazioni petrolifere nell’area in vista di potenziali trivellazioni. Secondo alcune stime, sotto questi mari ci sarebbero approssimativamente tra i 15 e i 20 miliardi di barili di idrocarburi. 

«Dobbiamo difendere il reef e l’intera regione alla bocca del bacino del Rio delle Amazzoni dall’avidità delle multinazionali che pongono i loro profitti prima dell’ambiente», dichiara Thiago Almeida di Greenpeace Brasile. «Una delle aree in cui Total vorrebbe cercare idrocarburi si trova a soli otto chilometri dal reef, e l’iter burocratico per ottenere il via libera è già partito».  

Secondo Greenpeace, la ricerca di idrocarburi porrebbe questa area sotto un pericolo costante. Il punto più a nord dello Stato brasiliano di Amapà, il Cape Orange National Park, ospita il più grande ecosistema continuo di mangrovie e non c’è tecnologia capace di ripulire un tale ecosistema da eventuali sversamenti di petrolio. Inoltre, i rischi legati ad operazioni simili in un ambiente come la bocca del bacino del Rio delle Amazzoni sono accresciuti dalle forti correnti e dai detriti che il fiume porta con sé. 

In questa regione – casa di lamantini americani, tartarughe gialle, delfini e lontre di fiume – sono stati finora scavati 95 pozzi. Di questi, 27 sono stati abbandonati a causa di incidenti meccanici, il resto per scarsa convenienza economica.  

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